Cooperazione sociale e aziende supportano i lavoratori fragili

Avere un lavoro “fa diventare tempo vivo quello che altrimenti è tempo vuoto”: è la testimonianza di Gianni, socio-lavoratore della Cooperativa Il Germoglio. La crescita inclusiva è uno degli obiettivi per lo sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite: incentivare una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, un’occupazione piena e produttiva e un lavoro dignitoso per tutti. Già nella strategia Europa 2020 una delle azioni principali per realizzare tale crescita inclusiva è la “Piattaforma europea contro la povertà”, che ha lo scopo di garantire coesione sociale e territoriale in modo tale che i benefici della crescita e i posti di lavoro siano equamente distribuiti e che le persone vittime di povertà ed esclusione sociale possano vivere in condizioni dignitose e partecipare attivamente alla società.

Nonostante ciò, la Commissione Europea ammette che permangono sfide per quanto riguarda la disoccupazione dei giovani e delle persone disabili. Per quanto riguarda l’Italia, i dati Istat rivelano che la disabilità continua ad avere un impatto consistente sull’esclusione dal mondo lavorativo: solo il 19,7% delle persone con disabilità nella fascia di età tra i 15 e i 64 anni risultano occupate, meno di un soggetto su cinque, contro una media nazionale del 58,7%. Anche la quota degli inattivi raddoppia tra le persone con disabilità rispetto a quella osservata nell’intera popolazione, quasi il 70% contro circa il 31%.

Dal 2005 con la legge regionale n. 17 “Norme per la promozione dell’occupazione, della qualità, sicurezza e regolarità del lavoro”, che p romuove e sostiene il diritto al lavoro delle persone con disabilità, le realtà aziendali emiliano romagnole o che operano nella nostra Regione hanno uno strumento in più per l’inserimento e l’assunzione di disabili. Con l'art.22, Programmi di inserimento lavorativo in cooperative sociali, la Regione ha infatti approvato uno schema di convenzione quadro con lo scopo di allargare e integrare gli strumenti e le modalità per favorire l’inserimento di persone con una disabilità superiore al 75%, per le quali è particolarmente difficile il ricorso alle vie ordinarie del collocamento mirato, mediante la realizzazione di programmi di inserimento individuali presso cooperative sociali. È Gianluca Gardi, responsabile dell’inserimento lavorativo della Cooperativa Il Germoglio, a sottolineare questa specificità: “è uno strumento regionale, che si rifà alle normative esistenti in materia di disabilità e lavoro, ma ancora poco conosciuto”.

La norma disciplina, a fronte di un parziale assolvimento dell’obbligo di assunzione di persone disabili, le modalità e gli effetti del conferimento a cooperative sociali di tipo B di commesse di lavoro da parte delle imprese. “Per le imprese”, afferma Gianluca, “è doppiamente vantaggioso: è contemporaneamente un’opportunità e un risparmio”. “Non è un costo aggiuntivo”: attraverso l’esternalizzazione di una commessa, quindi una fornitura già necessaria, le imprese riescono a ottenere“un impatto sociale” elevato creando opportunità di lavoro ad alto valore per la propria impresa. Le convenzioni ex art. 22, spiega Gianluca, sono rivolte infatti alle “persone più in difficoltà”, persone disabili iscritte negli elenchi del collocamento mirato che presentino disabilità psichiche e/o intellettive, o in condizioni di gravità certificata. “Le persone dunque ritenute più lontane dall’incrocio ordinario con il mercato del lavoro”. Le aziende inoltre risparmiano cioè non pagano più la multa che pagavano prima e possono ridurre “le criticità di tipo gestionale derivanti dall’inserimento di persone con disabilità”.

Le persone assunte tramite le convenzioni dalla cooperativa vengono computate a copertura parziale (30% delle unità da inserire) della quota d’obbligo delle aziende committenti. La cooperativa lavora tramite la commessa dell’azienda e fa lavorare al suo interno le persone disabili. Gianluca chiarisce che è il centro per l’impiego, attraverso le liste di collocamento mirato, a individuare i lavoratori che vengono assunti dalle cooperative sociali “per almeno 12 mesi” e che la convenzione trilaterale – fra impresa committente, centro per l’impiego e cooperativa sociale, prevede la presenza di una figura responsabile che segue gli assunti sia nel centro per l’impiego sia nella cooperativa a garanzia del corretto utilizzo dello strumento.

“Attualmente nel nostro territorio provinciale, considerando le convenzioni che si stanno chiudendo in questi giorni, quattro aziende hanno attivato questo strumento, per un totale di circa dodici posti. I numeri – confessa Gianluca – sono ancora molto bassi, rispetto per esempio ad altre provincie come Reggio Emilia. Sicuramente ci sono imprese che potrebbero attivare questo tipo di convenzione ma non la conoscono”. A questo si aggiunge un altro “elemento di resistenza: il dubbio se la fornitura sarà o meno qualificata e professionale”. Sembra strano perché in realtà, come sottolinea Gianluca, “la vera professionalità della cooperazione sociale è gestire rapporti di lavoro con persone con fragilità” su una gamma ormai molto ampia di servizi e settori. Tanto che la cooperazione sociale potrebbe offrire anche “servizi di consulenza e/o strumenti formativi per le persone con fragilità dell’azienda o la loro gestione dal punto di vista dell’organizzazione e delle politiche aziendali”.

Una cosa è certa, dicono in cooperativa, “far crescere l’uso di questo strumento aiuta ad abbattere questo ‘pregiudizio’ verso la cooperazione sociale”. E a proposito di esperienze positive Il Germoglio ha firmato alla fine dello scorso anno una convenzione con una grossa realtà aziendale che opera nel tessuto produttivo ferrarese per la fornitura di un servizio di catering attraverso il settore ristorazione di un valore complessivo di quasi 100.000 Euro, convenzione che è stata rinnovata anche quest'anno. Non è certo un caso: “Il Germoglio lavora già molto con i privati”, sottolinea Carla Berti, vice presidente della cooperativa, “è una realtà solida con anni di esperienza alle spalle e in grado di offrire diversi servizi perché opera in diversi ambiti, inoltre ha una figura dedicata a gestire l’inserimento lavorativo.

Attraverso questa convenzione la cooperativa ha assunto “tre lavoratori, due donne e un ragazzo”. È Davide a occuparsi e pre-occuparsi del servizio di catering, aiutato in particolari momenti da alcuni colleghi: “cinque giorni a settimana dobbiamo occuparci di coffe break e pranzi di lavoro per in media 15 -25 coperti ma con picchi anche di 100 - 130. Il pranzo prevede varie scelte, concordate con il cliente”. Essendo in un ambiente ‘esterno’ rispetto ai contesti abituali “bisogna gestire stress ed eventuali inconvenienti, bisogna rispettare i diversi orari del servizio e le richieste del cliente; ma è uno stress ‘amico’ – scherza Davide – perché aiuta a cementare i rapporti e ci fa crescere: si lavora insieme con attenzione per l’obiettivo comune”.

“Questo tipo di servizio – conferma Gianluca – è un’opportunità per crescere anche per la stessa cooperativa perché costringe a porre ancora più attenzione alla qualità della fornitura e dunque si sviluppano metodologie e competenze che poi si ripercuotono inevitabilmente sugli altri settori”. La sfida più grande, conclude Gianluca, “è creare percorsi consolidati e mantenere l’occupazione creata in un contesto normativo non sempre coerente e facilitante, far sì che le competenze acquisite da quel lavoratore possano essere utilizzate anche in altri modi e in autonomia”. E, come in un circolo virtuoso, più convenzioni si firmano più posti vengono creati più opportunità si aprono da questo punto di vista.